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Questo sonetto ha molte parti:

avvenne uno die che, sedendo io pensoso in alcuna parte,

è che quasi fuoro li primi che dissero in lingua di sì.

posto che fosse l'uno e l'altro,

e manda'lo a loro co lo precedente sonetto accompagnato,

La vista sua fa ogne cosa umile;

La seconda parte comincia quivi: Ita n'è Beatrice;

dicendo io lui che per lui solo fatto l'avea.

tanta onestade giungea nel cuore di quello,

e che una sola, dissero e fecero per la mia fantasia,

Osanna in excelsis; ed altro non mi parea udire.

de la mia donna, mentre che vivia,

Era venuta ne la mente mia

da cielo in terra a miracol mostrare.

e parve che Amore mi parlasse nel cuore, e dicesse:

intelligenza nova, che l'Amore

Eo non posso tener li occhi distrutti

Pietosa mia canzone, or va piangendo,

conchiudesse in esso tutto ciò che narrato è in questa ragione.

e s'altro avesser detto, a voi dire'lo.

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però che maggiore desiderio era lo mio ancora di ricordarmi de la gentilissima donna mia,
secondo che è buono a presente,
mi reca quella che m'ha 'l cor diviso;
Sì lungiamente m'ha tenuto Amore
la quale vede la mia donna gloriosamente,
E ricordandomi di lei secondo l'ordine del tempo passato,
propuosi di mandare loro e di fare una cosa nuova,
e quand'io era solo,
ed èssi gloriosa in loco degno.
Lo imaginar fallace
e steasi con loro.
ancora ne volli dire alquante parole;
quivi: Bella mihi, video, bella parantur, ait.
Quand'elli è giunto là dove disira,
E acciò che questa battaglia che io avea meco non rimanesse saputa pur dal misero che la sentia,
quivi: Tuus, o regina, quid optes explorare labor;
e non ne sanno neente; anzi li loro penseri sono d'altre cose che di queste qui,
ne la quale io vidi cose che mi
sarebbe fuori del mio intendimento se le scrivessi.
Onde, sospirando forte, dicea fra me medesimo: